Abbattere il cuneo fiscale: quali tasse tagliare?

Nel dibattito che si è acceso attorno alla volontà di abbattere il cuneo fiscale, il governo dovrebbe chiarire se vuole tagliare le imposte sul reddito, i contributi pensionistici o le imposte a carico delle aziende.

La crisi aziendale di Electrolux ha portato alla ribalta della cronaca nelle scorse settimane il tema del costo del lavoro in Italia. L’azienda svedese occupa nel nostro paese più di 4 mila unità ma, negli ultimi mesi, ha annunciato numerosi licenziamenti e tagli agli stipendi per portare il costo del lavoro degli stabilimenti italiani ai livelli degli altri paesi di presenza.  Il dibattito nelle scorse settimane ha toccato diversi punti tra cui quello del cuneo fiscale. Il cuneo fiscale è un indicatore percentuale che indica il rapporto tra tutte le “imposte” sul lavoro (dirette, indirette e contributi previdenziali) e il costo complessivo del lavoro.

industria-lavoratore-germania-bloomberg-258

Secondo i dati 2011 diffusi dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), un’azienda italiana ogni 100 euro di retribuzione lorda versa 32 euro di contributi, mentre il lavoratore riceve 69 euro di retribuzione al netto delle tasse e contributi. Il suo rapporto annuale sul “cuneo fiscale”, mettendo a confronto i dati di 33 paesi, colloca l’Italia al sesto posto dopo Belgio, Germania, Francia, Ungheria e Austria. In Italia l’onere per tasse e contributi sociali in carico a lavoratori e imprese nel 2011 è salito al 47,6% e continua ad essere superiore a quello di altri paesi come Regno Unito, Giappone e USA. L’onere risulta quasi equamente distribuito: il 23,3% viene trattenuto ai lavoratori (di cui il 16,1% sotto forma di tasse sul reddito e il 7,2% come contributi), il 24,3% viene versato dalle imprese come contributi previdenziali.
In sintesi, l’incidenza delle componenti del costo del lavoro (retribuzione netta = 100)  all’interno dei principali paesi OCSE nell’anno 2011 è stata la seguente:

cuneo

Fonte: dati OCSE

Nel momento in cui si parla di abbattere il cuneo fiscale, quindi, bisogna chiarire quali oneri si vogliono tagliare. Bisogna chiarire se per abbassare il costo del lavoro, vogliamo tagliare le imposte sul reddito oppure se vogliamo tagliare i contributi pensionistici. Nel secondo caso, anche se recuperassimo un po’ di risorse per aumentare la busta paga, dovremmo tenere in conto che avremo meno soldi per la nostra futura pensione. In sintesi quel reddito che apparentemente aumenta oggi in realtà non sarebbe disponibile per i bisogni del momento, perché andrebbe risparmiato per pagare la pensione integrativa privata per il domani.

Per approfondimenti:

– OCSE, Taxing Wages 2010-2011