Licenziamenti senza giusta causa: come funziona in Europa?

Mentre in Italia si parla di come rendere più facile l’uscita dal mondo del lavoro, vi siete mai chiesti il tema dei licenziamenti senza giusta causa come funziona in Europa?

In Francia il licenziamento individuale per motivi disciplinari o economici è giustificato solo in presenza di una “causa reale e grave” senza la quale il giudice può proporre il reintegro dell’interessato nel luogo di lavoro. L’azienda o il dipendente possono rifiutare e in questo caso al lavoratore spetta un indennizzo. La normativa si applica solo ai lavoratori con almeno due anni di anzianità e alle aziende con più di 11 dipendenti. In caso di licenziamento “senza giusta causa” l’azienda è tenuta a rimborsare allo Stato quanto versato al dipendente sotto forma di sussidio di disoccupazione per un massimo di sei mensilità.

Un caso, a riguardo, è molto interessante: nel 2011 tre Lavoro-e-licenziamentisentenze di tribunali locali hanno annullato i progetti di delocalizzazione di altrettante aziende. Le imprese non erano in crisi, ma volevano semplicemente delocalizzare per aumentare i profitti. I licenziamenti sono stati considerati illegittimi e le aziende sono state obbligate a riassumere i lavoratori licenziati.

In Germania nelle grandi aziende, per rendere legittimo il licenziamento, il datore di lavoro deve dimostrare che ci siano ragioni riguardanti la condotta del lavoratore, oppure che esistano rilevanti esigenze economiche dell’impresa non compatibili con la prosecuzione del rapporto di lavoro. Il datore di lavoro quindi deve informare il consiglio di fabbrica il cui parere non è vincolante, ma senza il quale il licenziamento è nullo. Peraltro nel caso di mancato rispetto della procedura, l’azienda è tenuta a risarcire il lavoratore con metà del salario mensile per ogni anno di anzianità lavorativa. Se poi fosse impossibile proseguire il rapporto, l’azienda dovrebbe versare un’indennità compresa tra le 12 e le 18 mensilità. In ogni caso, il lavoratore può comunque ricorrere al tribunale che può decidere – sentito il parere del consiglio di fabbrica – il reintegro.

In Gran Bretagna, la legge affida margini di discrezionalità molto ampi al giudice il quale può reintegrare il lavoratore adibendolo anche a mansioni diverse da quelle precedenti. Le norme dividono i licenziamenti in due fattispecie: quelli collettivi che riguardano almeno venti persone – all’interno di un certo arco temporale – e quelli individuali. Perché il licenziamento sia valido il datore di lavoro è obbligato a consultare i dipendenti oggetto del provvedimento per spiegare le motivazioni della decisione e permettere agli stessi di verificare il carattere oggettivo e non discriminatorio del licenziamento. Il lavoratore può comunque impugnare il provvedimento e il giudice può disporre il reintegro.

licenziamenti_appleIn Spagna invece la nuova legge varata dal Governo Rajoy garantisce ampia libertà d’azione agli imprenditori. Il lavoratore può essere licenziato perfino per le assenze da malattia. Affinché il licenziamento sia legittimo l’azienda deve versare un’indennità pari a 20 giorni per ogni anno di anzianità, fino a un massimo di 12 mensilità. Il lavoratore può ricorrere al giudice che può riconoscere l’illegittimità del licenziamento: il datore di lavoro può scegliere tra il reintegro o il pagamento di un indennizzo pari a 33 giorni di lavoro per ogni anno con un massimale legato alla sua anzianità di servizio. Il reintegro è garantito solo nel caso di mancato rispetto delle norme e delle procedure che regolano il licenziamento.

 

L’indice denominato “strictness of employment protection” elaborato dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) rileva nel 2012 che liberarsi di un dipendente era molto più facile per un imprenditore italiano di quanto non lo fosse in altri paesi. L’Italia, con un indice di flessibilità di 1,77 per i lavoratori a tempo indeterminato, è al di sotto della media mondiale pari a 2,11.

In cima alla classifica, nei paesi in cui licenziare è più difficile ci sono la Germania (indice 3,0) e i paesi del Nord Europa. Dunque, non ci sarebbe alcuna ragione per modificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – già profondamente modificato dal Governo Monti – in nome di una presunta rigidità delle leggi italiane. Invece, secondo alcuni osservatori, la Spagna, proprio grazie alle politiche liberiste del Governo Rajoy nel mercato del lavoro, ha potuto diminuire di qualche punto la sua enorme disoccupazione (superiore al 20%) e di incrementare il suo PIL di qualche punto superiore allo zero. Secondo altri osservatori invece la Spagna deve la sua “esile” ripresa alla possibilità, concessa dall’Unione Europea, di poter investire denaro pubblico nell’economia nazionale portando il rapporto Deficit/Pil a circa il 7%. Tale possibilità è stata invece negata all’Italia.

 

Per approfondimenti:

www.repubblica.it, “Articolo 18 e Jobs Act, ecco come si licenzia in Europa”, 24 ottobre 2014

www.repubblica.it, “Licenziare i dipendenti è già possibile, l’OCSE: siete tra i più flessibili al mondo”, 5 gennaio 2012