Arriva la NASPI: ma è un sussidio di disoccupazione universale?

Dall’1 maggio 2015 diventerà operativa la NASPI. Ma è davvero un sussidio di disoccupazione universale? Spoiler: no.

Fra pochi giorni vedrà la luce una nuova prestazione di sostegno al reddito per i disoccupati chiamata NASPI, prevista dal “jobs act” del Governo Renzi.Tale sostegno sostituirà l’ASPI e la mini ASPI (introdotti dal Governo Monti nel 2012) e l’indennità di mobilità in scadenza a fine 2016.

 

Saranno interessati tutti i lavoratori dipendenti con la sola esclusione dei dipendenti pubblici e dei lavoratori agricoli. I precari non hanno invece diritto alla NASPI.

Per accedere, è necessario avere 3 presupposti:naspi

 

  • lo status di disoccupato “involontario”
  • il possesso di contributi per almeno 13 settimane nei 4 anni che precedono la perdita di lavoro
  • trenta giornate di lavoro nei 12 mesi precedenti del periodo di disoccupazione

 

Il metodo di calcolo dell’assegno è piuttosto complesso.

La nuova indennità va ragguagliata alla retribuzione media mensile (RMM) ottenuta dalla somma degli imponibili previdenziali degli ultimi 4 anni divisa per le settimane di contribuzione. Il risultato va moltiplicato per 4,33.

Se la RMM è inferiore a 1.195 euro, l’indennità sarà il 75% di questo importo. Se l’importo è superiore, la prestazione sarà pari al 75% di 1.195 euro più il 25% della differenza fra l’RMM e 1.195 euro. Il massimale è di 1.300 euro. La NASPI si riduce del 3% mensile dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

 

La NASPI è concessa per un massimo di 2 anni a seconda delle settimane di contribuzione negli ultimi 4 anni. Dal 2017 il massimo sarà di 78 settimane (un anno e mezzo circa).

 

Il sussidio va richiesto all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, pena la decadenza.

Chi vuole iniziare un lavoro autonomo, di impresa individuale o sottoscrive una quota di capitale sociale di una cooperativa può chiedere all’INPS, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, l’anticipo in unica soluzione della NASPI spettante.

 

I precari invece, SOLO SE ISCRITTI alla gestione separata INPS e con un contratto di collaborazione, dovranno accontentarsi della Dis-Coll. L’attuale Governo aveva invece promesso l’accesso alla NASPI.

Inps pensione cartelle previdenziali istituto nazionale previdenza sociale

Sarà infatti un assegno una tantum IN FORMA SPERIMENTALE per il solo anno 2015. Tale assegno va a sostituire l’una tantum della Riforma del Governo Monti del 2012. I collaboratori inoltre NON dovranno essere intestatari di partita iva.

 

In definitiva, il sostegno al reddito previsto dall’attuale Governo non rappresenta alcun miglioramento rispetto alla precedente riforma del 2012, ma abbandona per l’ennesima volta i precari (ovvero i soggetti più deboli che stanno pagando la crisi) senza un reale sostegno al reddito e alla ricerca di nuova occupazione.

 

Per approfondimenti:

Decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22